Fondazione Prada – i nuovi mecenati

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Un tempo reali, dinastie, famiglie papali, alta nobiltà si facevano guerra, oltre che con le armi, con la magnificenza delle opere letterarie, architettoniche, culturali ed artistiche che sovvenzionavano. Più alta era la torre più potente il casato; più ricco il palazzo più importante la dinastia; più ricca la cattedrale più credibile il papato.
Tolte le motivazioni e talvolta le modalità, questa gara al prestigio ci ha regalato una nazione dal patrimonio artistico invidiato dal mondo intero.

Oggi i grandi mecenati, che non si battono più a duello, (per lo meno quello fisico) sono le grandi famiglie industriali, le aziende importanti, le grosse multinazionali, le banche e le tante e prestigiose case di moda che oltre ad esportare il loro e nostro marchio nel mondo si prendono carico di restituire sotto loro nome importanti opere restaurate, nuove aree verdi, zone urbane rinnovate e reinventate e così pure vecchi edifici, fabbriche e cantieri che si trasformano in aree di incontro, scambio culturale, mostre, ed eventi.

Tra queste ultime si colloca la neo-nata Fondazione Prada, Largo Isarco 2, Milano. Zona scalo di Porta Romana dal lato di via Brembo. Una distilleria del 1910, in parte mantenuta, in parte sventrata, reinventata, riconfigurata, e addirittura dorata. Così lo spazio torna alla città come una nuova area interculturale che ospita al momento diverse mostre di arte contemporanea, permanenti e non. Se sia pù interessante il contenuto o il contenitore lo lascio al gusto, alla sensibilità artistica e al registro comunicativo di ognuno di voi. Un luogo da discutere e per discutere.

Altro nuovo frutto del mecenatismo milanese sicuramente  è “Armani Silos”, il castello di Re Giorgio.

Ma questo è un altro post…

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Il giardino delle culture – dove c’era il niente ora c’è…una città 

Sembra di imbattersi in qualche grande città europea (perché, noi dove siamo?! Boh…) vedendo il grande murales di Millo. Chissà dove sarà? Londra? Amsterdam? Berlino? Mi spiace deludere: è a Milano.

Tutto ciò accade e si sviluppa in un’area non troppo grande, ma dismessa da tempo e lasciata all’incuria e all’oblio. Uno di quei posti in cui, passando e guardando, vorresti ci fosse qualcosa. Piuttosto anche un posteggio nuovo, ma non la desolazione di un’area dismessa! Siamo in Via Morosini, angolo via Bezzecca: zona centrale della città, tra corso XXII marzo e piazzale Libia. Di fronte c’è una scuola, vicino il parco, negozi, attività, gente, famiglie, bambini…
E quel brutto spazio (certo non tra i peggiori a Milano), da tempo dimenticato.

Grazie al consiglio di zona 4, al Comune, al Comitato XXII Marzo, a E’-vento, al Teatro Laboratorio Mangiafuoco e al benefattore Lino Faccincani, l’area torna pian piano a vivere e ritrova un’identità.

Quindi? Un bel posteggio? Per bici, auto elettriche o che altro? Un nuovo condominio? L’ennesimo show-room? No.

Eccolo rifiorire nel divertente “Giardino delle culture”. Un nuovo spazio che viene così restituito al suo quartiere e all’intera città: area di svago, gioco, incontro, per i bambini, gli studenti, gli anziani, per tutti. Un concept nuovo di spazio urbano. Un’area pubblica per attività culturali e ricreative. Un vero salotto open-air arredato da fioriere, tendoni, panchine, tavoli. Un pavimento istoriato come quelli che si trovano nelle stanze dei bimbi e due muri di risulta completamente dipinti da Francesco Camillo Giorgino, writer di fama internazionale, in arte Millo.
Un colpo d’occhio sorprendente che fa sorridere occhi e cuore appena lo si scorge. Prima per la soddisfazione di vedere un nuovo progetto realizzato, poi perché non si potrebbe fare altrimenti, di fronte alla bellezza di perdersi a rincorrere il proprio cuore tra i grattacieli disegnati. Città nella città. Nel cuore della città.

Magari partisse un progetto del genere nell’area (ormai abbandonata da troppo tempo!) di porta Vittoria, non molto distante da lì.

Ma questo è un altro post…