Torre Branca – ad un passo dal cielo, grazie al cielo

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Grattacieli nuovi, terrazze di storici palazzi, vedute aeree dai dehor di stellati locali milanesi offrono tutti visuali splendide, più o meno sollevate da terra, della nostra città.

Ma non c’è dubbio che il punto di vista per eccellenza su tutta Milano sia proprio la sommità della Torre Branca all’interno di Parco Sempione. Una terrazza panoramica (vetrata), che offre 360 gradi di skyline praticamente al centro di Milano. Si vede tutto: il parco sottostante, il Castello, l’Arco della Pace, il Duomo, lo stadio, il nuovo profilo di porta nuova, Sant’Ambrogio, city Life e la torre Isozaky, i palzzi della nuova area Portello, la montagnetta di San Siro e la chiesa Rossa di viale Argonne, e, nelle giornate di cielo limpido, giù fino alle campagne della bassa milanese e su fino alle Alpi.

E pensare che volevano abbatterla. Perchè? Perchè sotto progetto di Gio Ponti venne eretta nel ’33 in occasione della V Triennale di Milano con il nome di Torre Littoria assumendo diversi ruoli: radar, torre di controllo durante la seconda guerra mondiale, trasmettitore della EIAR…tutte attività troppo legate ad un periodo che Milano avrebbe preferito dimenticare.

Ma la torre del parco è rimasta lì per decenni inutilizzata. Nel 2002 torna a rivivere ospitando sulla sua sommità un ristorante panoramico proprio grazie alla famiglia Branca che le ha conferito anche il nuovo nome. Oggi il locale affidato a privati (un rinomato marchio di moda) si trova ai piedi della torre, che mantenendo la sua funzione turistica panoramica gioca al cambio di colori notturno, sfidando la neo-illuminata Torre della Rai del vicino Corso Sempione.

Saliteci quando potete. Vi sentirete ad un passo dal cielo. Perchè grazie al cielo, la Torre Branca è ancora lì.

Nel parco è stato inoltre da poco ricostruito il Teatro Continuo di Burri.

Ma questo è un altro post…

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Parco Portello – nel DNA dei Milanesi

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Lì dove si svolta in via De Gasperi per dirigersi a nord verso le autostrade si più sostare in una nuova area verde (nata nel 2012) chiamata Parco Portello e progettata dai designer Kipar e Jencks. Un parco da trovare, per ritrovare e ritrovarsi.

Da trovare. Sopraelevato rispetto al livello della strada, lo si raggiunge attraverso i due ponti che attraversano le principali arterie adiacenti o tramite grosse scalinate. Ne si scorge tuttavia dalla strada la cima bizzarra di una montagnetta coperta di verde.

Per ritrovarsi. Geometrie perfette, salite e discese, una rampa a spirale, un lago rotondo, siepi e panche sinuose delineano un percorso attraverso la storia dell’uomo, dividendo le aree del parco in tre mondi che rimandano alla Preistoria, la Storia e il Presente. Per finire un’area specifica è adibita a Giardino del Tempo: quello personale, quello da dedicarsi, quello dove riposarsi e riflettere, “ritrovandosi” – appunto – attraverso gli equilibri di questo giardino “zen” metropolitano.

Per ritrovare. Sulla cima della montagnetta conica chiamata “Helix” svetta una fontana e una scultura che rappresenta esattamente la doppia elica del DNA. Quello dei milanesi. Quello di una città che è nata e cresciuta grazie alla laboriosità delle sue industrie, quello di una città capace di risorgere sempre dalle proprie ceneri,  quello di una città pronta a rigenerarsi ogni volta in qualcosa di nuovo. E proprio quel DNA ci aiuta a ritrovare. I 70.000 mq di Parco Portello nascono infatti sull’area dismessa dagli anni 80 degli stabilimenti dell’Alfa Romeo. Le sue forme, precise come un motore ce lo raccontano e le macerie della fabbrica, come fu per quella di San Siro con le macerie di guerra,si sono trasformate nella già citata montagnetta. In cima, quindi, non poteva esserci che quel DNA.

Ma c’è una terza montagnetta a Milano sorta nello stesso modo: quella dei Ciliegi.

Ma questo è un altro post…

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La Rotonda della Besana – un parco dove si riposava in pace

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In queste belle, nuove e soleggiate giornate primaverili si può respirare un’aria allegra, serena e frizzante. Panchine per sostare, qualche scultura, alcune fontanelle per rinfrescarsi. E’ un piccolo paradiso di verde interamente -ma non solo- dedicato ai più piccoli, nel pieno centro di Milano. La rotonda delle Besana, che prende il nome semplicemente dalla via che la costeggia, è un piccolo ameno mondo colorato. Bimbi che schiamazzano e giocano liberi, un bar caffetteria dove incontrarsi o studiare mentre si mangia qualcosa, un porticato che protegge dal resto della città e che affaccia solo ed unicamente sul verde del giardino, le tante iniziative del MUBA, il museo dei Bambini di Milano (lì ospitato dal 2004), rendono questo spazio unico all’interno del centro cittadino.

In questi giorni alberi ricoperti di coloratissimi decori di legno ci fanno sorridere e ci conducono dritti dritti all’estate.

Per te mamma che passi di lì non c’è nulla di più bello che entrare, sederti, lasciare tuo figlio giocare e socchiudere gli occhi baciata dal sole. Ma se vuoi goderti questo momento non pensare a quello che lì avresti visto ben quattro secoli prima: il portico, il prato, qualche albero sì, ma tutto davvero un po’ meno “vivo”.

E’ il 1600 inoltrato e l’Ospedale Maggiore, vicino, non ha più posti nei suoi sotterranei. Per i malati? No…per i deceduti. E’ così che si erige in zona il “Foppone dell’Ospedale”, un’area cimiteriale capace di contenere, nel corso della storia, quasi centocinquantamila persone. E al centro una bella chiesina a Croce Greca, dedicata a San Michele ai Nuovi Sepolcri.

Oggi è coperto di verde e colore, oggi i bambini sono la cosa più bella che c’è, oggi tutto è rimasto ancora lì, eccetto i suoi antichi e poco vivaci frequentatori. E’ strano pensarlo, ma del resto la vita e la storia sono fatte così.

Ah…nel 1792 la Rotonda della Besana cessò di essere un cimitero e venne destinata dai Francesi di Napoleone a nuovo uso.

Ma questo è un altro post…