Il Mercato Metropolitano – là dove c’era il treno ora c’è… 

Mercato Metropolitano

E’ un po’ il contrario della Via Gluck cantata da Celentano: questa volta, invece di vedere la città che si mangia i prati, succede che, al posto dei binari, si trovano vasi-cassetta da cui spuntano ortaggi di ogni tipo. Una strana declinazione di orto urbano a tratti postmoderna che ci regala uno spazio molto particolare, accogliente e animato a qualunque ora.

Una volta quello era lo scalo merci della stazione di Porta Ticinese. Si chiamava così. Era il varco nelle mura, realizzato a fine ‘800 appositamente per far passare i binari della nuova stazione, a chiamarsi Porta Genova.
Dove ora ci sono le bancarelle dello street food all’aperto, i tavoli e le piante di ortaggi, passavano i binari, già curvando verso ovest. Si nota chiaramente dalla forma dell’edificio, con la banchina, la tettoia e le mille porte da cui le merci che lasciavano i vagoni entravano nel magazzino, al sicuro.

Oggi, camminando in quei vecchi locali, troviamo il mercato vero e proprio e tanti banchi che servono cibo e bevande in perfetto stile eco-friendly-retrò (salvo trovare l’asterisco “prodotto decongelato” se ordini il fritto misto).
Molta scenografia, qualche contraddizione, ma un luogo certamente vivo e stimolante, che merita più di una visita.
Certo, se a un tratto apparisse un vecchio treno a vapore, sarebbe un perfetto scenario steampunk. Non mi dispiacerebbe, in realtà…

Comunque, se stai vagando per il Mercato senza riuscire a decidere dove mangiare, non cercare disperatamente su TripAdvisor: chiedilo al primo che vedi col piatto vuoto. E’ più informato, e magari ci scappano anche quattro chiacchiere…metropolitane!

Parlando mercati urbani vorrei raccontarvi dove si trovavano prima i mercati generali.

Ma questo è un altro post…

No Wi Fi Zone

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Il lungomare di Milano – la nuova Darsena

Darsena by night

Passa una serata alla nuova Darsena, finalmente restituita ai milanesi (in tempo di Expo mica solo a loro): ne vale la pena. Siediti, bevi una birra, suona un po’ di musica con gli amici. Ok, concediti un selfie by night.

Ma mentre passeggi sul nuovo molo di viale D’Annunzio, perdi un attimo ad immaginare le chiatte che attraccano e scaricano la sabbia, le gru in azione, le grida degli operai al lavoro. Ma anche gli odori, il fumo delle sigarette (eh sì, onnipresenti nel 1946 quando di guerra, anche se al fumo, proprio non si voleva più sentir parlare) l’acqua, muli e cavalli pronti a tirare lontano qualche carro, poche automobili. Nell’Ottocento la darsena è il primo porto fluviale d’Italia, per importanza; nel 1953 il tredicesimo porto italiano. Non male, se calcoli che non c’è neanche il mare. Ma c’è la Capitaneria di Porto, tutt’ora: è quell’edificio bianco e basso sulla sinistra, in viale Gorizia al 9, che ora ospita l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Io andrei a dargli un’occhiata, c’è anche un’ancora parcheggiata nel giardino.

Ah, per arrivarci devi attraversare il nuovo ponte, in fondo.  Va bene…concediti pure un momento romantico. Poi però, approdato sull’altra sponda, ci sono delle altre storie.

Ma questo è un altro post…