La Stazione Centrale – Ripartiamo da Re

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Si va, si viene, si sosta, e soprattutto si riparte. E noi, finita l’estate vogliamo ripartire da qui.

Siamo nel 1931 e dopo aver abbattuto la vecchia stazione di Piazza della Repubblica, si inaugura la nuova stazione di testa di Milano: la Stazione Centrale.

Diecimila tonnellate di acciaio e vetro, progettate da Alberto Fava, diventano il tetto del crocevia più vivo, importante e curioso di Milano. Un intrecciarsi di storie, vite, pareri a favore o contrari, arrivi importanti, misteri, stili architettonici e continue innovazioni per restare al passo coi tempi. Ne avremmo per capitoli interi.

Monumentale nella sua immagine art decò mescolata al ben riconoscibile stile fascista, ci saluta con due splendidi cavalli alati simbolo del progresso e dell’industria. Ha accolto inoltre, in una ormai restituita Galleria delle Carrozze, l’inaugurazione da parte di Costanzo Ciano, in mancanza allora del Duce.

Chiesa laica, teatro della vita, piazza coperta, la Centrale ci regala sorprese di ogni tipo: chimere, mosaici, fontane, fregi, aquile, fasci littori, cunicoli, atrii, vecchie sale d’attesa, lampade liberty, un intricato e all’epoca innovativo sistema ferroviario sotterraneo adibito allo scalo merci, e una zona riservata al Re a alla sua famiglia.

La famiglia Savoia aveva un’entrata personale sul lato sud-est, nell’odierna piazza Luigi di Savoia. Li tutto è rimasto fermo nel tempo in perfetto stile anni trenta. La sala delle armi all’ingresso, la fontana, le lampade, lo scalone con la testa di leone per poi proseguire al piano superiore, quello a livello dei binari, con la vera sala d’attesa, una per il Re e una per la Regina ed il suo seguito. Non manca un bagno con passaggio segreto dietro ad uno specchio per poter fuggire. Uscendo dalle porte a vetro si accede ai binari. Tre accessi ad arco interamente decorati  con maioliche dipinte sono ancora li a ricordarci il passaggio del Re. E la in alto nella lunetta dell’arcata centrale si ricorda in modo simbolico l’incontro tra Vittorio Emanuele III e Mussolini. Ma il volto del Duce appare ad oggi ancora cancellato. Si dice che nel 45 a liberazione avvenuta qualcuno l’abbia preso a sassate.

Ma a Milano c’è un altro luogo, impensabile, dove compare un’effige del Duce.

Ma questo è un altro post…

 

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