Il Mercato Metropolitano – là dove c’era il treno ora c’è… 

Mercato Metropolitano

E’ un po’ il contrario della Via Gluck cantata da Celentano: questa volta, invece di vedere la città che si mangia i prati, succede che, al posto dei binari, si trovano vasi-cassetta da cui spuntano ortaggi di ogni tipo. Una strana declinazione di orto urbano a tratti postmoderna che ci regala uno spazio molto particolare, accogliente e animato a qualunque ora.

Una volta quello era lo scalo merci della stazione di Porta Ticinese. Si chiamava così. Era il varco nelle mura, realizzato a fine ‘800 appositamente per far passare i binari della nuova stazione, a chiamarsi Porta Genova.
Dove ora ci sono le bancarelle dello street food all’aperto, i tavoli e le piante di ortaggi, passavano i binari, già curvando verso ovest. Si nota chiaramente dalla forma dell’edificio, con la banchina, la tettoia e le mille porte da cui le merci che lasciavano i vagoni entravano nel magazzino, al sicuro.

Oggi, camminando in quei vecchi locali, troviamo il mercato vero e proprio e tanti banchi che servono cibo e bevande in perfetto stile eco-friendly-retrò (salvo trovare l’asterisco “prodotto decongelato” se ordini il fritto misto).
Molta scenografia, qualche contraddizione, ma un luogo certamente vivo e stimolante, che merita più di una visita.
Certo, se a un tratto apparisse un vecchio treno a vapore, sarebbe un perfetto scenario steampunk. Non mi dispiacerebbe, in realtà…

Comunque, se stai vagando per il Mercato senza riuscire a decidere dove mangiare, non cercare disperatamente su TripAdvisor: chiedilo al primo che vedi col piatto vuoto. E’ più informato, e magari ci scappano anche quattro chiacchiere…metropolitane!

Parlando mercati urbani vorrei raccontarvi dove si trovavano prima i mercati generali.

Ma questo è un altro post…

No Wi Fi Zone

Palazzo del Senato – un posto dove…imbucarsi

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“Partendo da via Molino delle Armi e percorrendo via Santa Sofia, poi via Francesco Sforza, Visconti di Modrone, San Damiano e via Senato, si ripercorre quella che un tempo era la Cerchia Interna dei Navigli…”

Ok, ho capito, questo lo sapete già tutti, o quasi. L’antica cerchia interna, che seguiva più o meno il tracciato delle mura romane, serviva per portare il marmo per la Fabbrica del Duomo fino al laghetto di Santo Stefano ecc, ecc, ecc…
Tranquilli, niente lezione sui navigli, per ora. Ma certo non aspetterò la loro totale riapertura per riparlarne.

Dove eravamo rimasti? Ah, ecco, certo! In via Senato!

E allora si scende: giù dal barcone, risaliamo al livello della strada e ci lasciamo stupire dalla magnificenza del Palazzo del Senato. Risale al 1576: nato come Collegio Elvetico per volere dell’Arcivescovo Carlo Borromeo, fu poi portato a termine dal cugino Federico (sempre Borromeo, ovviamente, e sempre Cardinale). Progettato da Fabio Mangone, venne architettonicamente completato dal Richini. Poi la storia di Milano andò come sappiamo, col solito turnover: a fine ‘700 subentra il Governo Austriaco, poi ecco arrivare i Francesi, che fanno diventare la città Camera Bassa della Repubblica Cisalpina, e nel 1805, con il neonato Regno d’Italia, divenuta Capitale, Milano ospita finalmente la sede del Senato. Oh…ecco fatto. Ci siamo detti tutto.

Naturalmente, al giorno d’oggi l’edificio ha perduto le sue antiche funzioni e ospita l’Archivio di Stato.

Ora, se mai vi venga voglia di entrarci, lasciatevi stupire dall’armonia architettonica delle sue due corti e meravigliare dalle arcate, dalle colonne e dall’equilibrio geometrico che vi regna, unico e raro fra i cortili della città. Ma una volta usciti, giratevi ancora una volta verso la sua facciata e guardate bene…

– L’asse dell’edificio è inclinato rispetto a quello della strada.

Sì, ma guardate meglio.

– Il varco del portone crea una piacevole profondità scenografica con i cortili retrostanti.

Sì certo già detto.

– Una singolare statua di Mirò svetta sullo slargo di fronte all’ingresso, immersa nei fiori di campo.

Vero anche questo. Molto bucolico. Questa è una delle ultime sculture del grande artista, è del 1973, fa parte del ciclo “grandi sculture” e si chiama “Volo d’uccello” o “Uccello risvegliato”. Ma ancora non state osservando bene. Guardate lì, accanto al portale d’ingresso, alla sua sinistra.

Il palazzo del Senato, in epoca Napoleonica, fu dotato della prima buca delle lettere italiana. Ed è ancora lì che ci osserva, un poco dimenticata. Senza più nessuno che la utilizzi, lei che vanta un primato tanto importante.
Speriamo che qualcuno almeno s’imbuchi a palazzo, per darle un’occhiata.

Ma sapete dove venne installato il primo semaforo? E la prima fontanella? E il primo citofono?

Beh, alla prossima. Questi sono tutti altri post…