Piazza Affari – conosciamo “il dito”

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Qualcuno grida allo scandalo. Qualcuno vorrebbe toglierla. Qualcuno ci ride sopra.

Qualcuno l’ha realizzata (Maurizio Cattelan, scultore). Qualcun altro l’ha inaugurata (Letizia Moratti, sindaco). Qualcun’altro ancora ha voluto restasse lì oltre il tempo prestabilito (Giuliano Pisapia, sindaco).

Molti la fotografano, altri la considerano ormai un vero monumento di Milano e moltissimi altri ancora la reputano uno dei nuovi simboli della nostra città, da portare a casa in riduzione anche come souvenir.

Troppi però hanno idee confuse sul suo significato.

Ma se molte volte l’arte serve solo a suscitare sensazioni e stimolare pareri, contrari o a favore che siano, senza dare troppe spiegazioni, in questo caso è l’autore stesso che ce ne offre, e non poche.

“L.O.V.E.” è il suo titolo. “AMORE” diranno molti. Certo, la parola inglese porta a quello, ma vedete quei puntini tra una lettera e l’altra? Ecco. Molto bene. I punti contano: è un acronimo. L di libertà, O di odio, V di vendetta, E di eternità. Cause ed effetti, lasciti e postumi di un periodo storico che tanto ha cambiato la nostra storia compresa quella di Milano: il ventennio fascista.

Quindi un dito medio esplicitamente rivolto a quello? No, non proprio. O meglio, questa accezione sarebbe troppo sbrigativa e deludente, anche artisticamente. Andiamo un po’oltre. Immaginiamo quella mano intera, tesa al cielo nel consueto saluto fascista. Lasciamola alle intemperie, alla storia e alla corrosione e alla decadenza del suo significato ed immaginiamo che alcune dita col passare dei giorni e degli ideali si sgretolino e si consumino col tempo. Uno solo, a sberleffo della sorte, ha resistito. Ironicamente quindi il dito medio che vedete svettare in Piazza degli Affari niente altro rappresenta se non “ciò che resta del saluto fascista”.

Non è un caso che nel 2010 decisero di piazzarla proprio di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Milanese, ed edificio in classica architettura fascista.

Ora vedete il fatto come preferite.

Un gesto volutamente irriverente o…

…or just a touch of L.O.V.E.

Sotto piazza Affari si nasconde inoltre un vero tesoro della Milano romana.

Ma questo è un altro post…

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Fondazione Prada – i nuovi mecenati

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Un tempo reali, dinastie, famiglie papali, alta nobiltà si facevano guerra, oltre che con le armi, con la magnificenza delle opere letterarie, architettoniche, culturali ed artistiche che sovvenzionavano. Più alta era la torre più potente il casato; più ricco il palazzo più importante la dinastia; più ricca la cattedrale più credibile il papato.
Tolte le motivazioni e talvolta le modalità, questa gara al prestigio ci ha regalato una nazione dal patrimonio artistico invidiato dal mondo intero.

Oggi i grandi mecenati, che non si battono più a duello, (per lo meno quello fisico) sono le grandi famiglie industriali, le aziende importanti, le grosse multinazionali, le banche e le tante e prestigiose case di moda che oltre ad esportare il loro e nostro marchio nel mondo si prendono carico di restituire sotto loro nome importanti opere restaurate, nuove aree verdi, zone urbane rinnovate e reinventate e così pure vecchi edifici, fabbriche e cantieri che si trasformano in aree di incontro, scambio culturale, mostre, ed eventi.

Tra queste ultime si colloca la neo-nata Fondazione Prada, Largo Isarco 2, Milano. Zona scalo di Porta Romana dal lato di via Brembo. Una distilleria del 1910, in parte mantenuta, in parte sventrata, reinventata, riconfigurata, e addirittura dorata. Così lo spazio torna alla città come una nuova area interculturale che ospita al momento diverse mostre di arte contemporanea, permanenti e non. Se sia pù interessante il contenuto o il contenitore lo lascio al gusto, alla sensibilità artistica e al registro comunicativo di ognuno di voi. Un luogo da discutere e per discutere.

Altro nuovo frutto del mecenatismo milanese sicuramente  è “Armani Silos”, il castello di Re Giorgio.

Ma questo è un altro post…

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