Via Padova – un menù per tutti

IMG_6212[1]

Il Menù del giorno

Aperitivo

-Piazzale Loreto, punto nevralgico di Milano, scenario di molte vicende truci della storia italiana ospitava un tempo la Chiesa di Santa Maria Nera, dedicata appunto alla Madonna di Loreto.

Antipasto

– Tipica architettura religiosa lombarda, la Chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia in Casoretto, indiscusso gioiello del 400 milanese, è detta così per differenziarsi da quella Nera appena citata.

Primo Piatto

-Parco Trotter, antico galoppatoio di inizio 900. Nel ’24 nato l’ippodromo di San Siro, il parco venne trasformato nella “Casa del Sole” per bambini malati di tubercolosi, rimanendo anche nei decenni successivi una struttura scolastica, dotata di convitto, piazza per le esercitazioni e le parate, una torre con sirena, un mappamondo da giardino, una fontana a forma di Italia, una fattoria, una chiesetta, un teatrino,e addirittura una piscina scoperta.

Secondo Piatto

-Abbazia di Santa Maria Rossa in Crescenzago. Si distingue per nome da quella Nera e quella Bianca e venne fondata  addirittura nel 1140 dal vescovo Robaldo. Nasconde dentro di sé un vero angolo della Milano romanica.

Contorno

– Parco della Martesana

Dessert

-Ville sulla Martesana, nate come case di villeggiatura delle famiglie patrizie milanesi, tra il 700 e l’800. Questa era definita la “riviera di Crescenzago”. Tra le più belle si notano Villa Lecchi e villa Albrighi.

Bevande

-Fiumi di Naviglio Martesana. Annata 1460.

Caffè presso la Cascina Gobba. Chiude via Padova verso le autostrade. Nata all’inizio del secolo scorso, chiamata così forse a causa di un muro storto, è ancora lì, con la sua trattoria a ricordarci un borgo fuori Milano che ha fatto la storia della città.

Buon Appetito

 

 

Martesana

 

Milan Fashon Week – un vero 48

IMG_7724

Tutto inizia con la VFN (Vogue Fashon Night per quelli out). Oh my Good! Where? Qudrilatero off course, duomo, il corso e poi nei new districts come porta Nuova e Gae Aulenti . Full time. Full night. Full fashon. Parola d’ordine: TOP!

And now let’s go! Eat, drink, smile and shine. Remember: you are the best. La settimana (ops..la Week), la MFW è iniziata!. Corri, vai, accelera, cambiati, più glamour, più cool, meno out più top. On the roof, just a little breakfast  whit a little black dress (LBD)…anche se a colazione è just a little out. Ma today chi è out è in. Inforca la shopper, lavora come blogger, ferma un taxi, ti porta in location, parte lo show. Il concept ci sta, lo style è street a tratti tres chic. One word: no word. Inizi ad essere down? Be happy! C’è un party, un after show, un ape, un happy hour. Sei multitasking, copy, technical and web addictded. Posta sui social, un link su facebook, un tweet su tweetter, un selfie su instagram e un live su periscope.

Parole, parole, parole in questa Milano affollata di moda: clutch, little bag, slim, fitted and fitting, jeans, open toe, mary jane, optical, flat, plateau, plissè, voillle, matelassè, tricot, decolletè, vintage, new vintage, boots, charms,  red mood, spring summer collection, oubergine, nude look, green water and yellow fower, total gold, total white, total black, total confuse.Too much, too wors, too to to to…toooooooooooo…il cliente da lei chiamato non è al momento disponibile. Riprovate tra una settimana.

Una settimana così e la testa va in palla. A milano sembrano proprio i moti del 48. Congestioni di traffico, barricate di gente più o meno folk che attendono fuori da improbabili luoghi per assistere alle sfilate, luci, botti, colori e…

E…tutto sotto i segni evidenti e lampanti di quel 48 che tanto ha segnato Milano.Lì dove imperano i nuovi sovrani del glamour rimangono i segni evidenti di un tempo che ci ha regalato la libertà. E allora alzando la testa ecco che ancora si vedono le brecce lasciate sui muri, i portali sfregiati e addirittura in corso di Porta Romana una palla di cannone rimasta conficcata su un muro. In o out?

Oggi forse ci sembrano solo incrostazioni di sapore retrò. Un new vintage innovativo che crea dinamismo alle forme ben più regoular delle geometrie moderne. Il 48 quindi è top!

Ma quel bailame del 48 durò purtroppo più di una sola settimana, lasciando dei segni nel tempo che sono durati più del tempo di una sfilata. Vite, anime, forza, coraggio, voglia di farcela e di libertà.

C’è inoltre una piazza a Milano dove rimangono evidenti i segni delle esplosioni della Seconda Guerra.

Ma questo è un altro post…

IMG_7354

FullSizeRender

 

 

Arco della Pace – Cavalli maleducati!

IMG_5580[1]

Non servono libri di storia per raccontare gli ultimi due secoli della città di Milano.

Dove finisce parco Sempione ed inizia l’omonimo corso si staglia candido e altero, quell’enciclopedia della storia moderna meneghina che prende il nome di Arco della Pace.

Bello! Sicuramente bello, elegante , costruito a somiglianza dell’Arco di Costantino di Roma, allineato dice la leggenda e ha detto pure Hemingway nella sua “festa mobile” con gli archi parigini del Carrousel e quello di Trionfo dell’Etoille.

Sulla sua superficie compare di tutto: statue, rosoni, iscrizioni, fregi, bassorilievi. Dalla Battaglia di Lipsia, al Congresso di Praga, dal Congresso di Vienna alla Fondazione del Regno Lombardo-Veneto, dalla Capitolazione di Dresda all’incontro dei Tre Sovrani alleati…

E le allegorie? Quante ne volete: il Po, il Ticino , il Tagliamento, l’Adige e poi ancora Ercole, Apollo, Minerva, la Poesia, la Storia, la Lombardia, la Vittoria, l’Astronomia, la Città di Milano e molte altre…insomma c’è da perdere un giorno intero per leggere questa tridimensionale storia iniziata nel 1807 su progetto di Luigi Cagnola.

Ma una domanda nasce spontanea: Arco della Pace, ok. Ma di quale “pace” stiamo parlando?

Qui le cose si complicano, o si fanno più curiose. Cagnola lo progettò come Arco delle Vittorie per celebrare le vittorie napoleoniche, e con questo intento prese il via la sua costruzione, ma poi purtroppo, il buon Bonaparte capitolò a Waterloo.

Tornarono gli Austriaci, che non si fecero problemi a rilevare l’Arco nel 1826 per completarlo e dedicarlo, sotto Francesco I alla pace stipulata nel 1815 durante il Congresso di Vienna. Morto il Cagnola, lo fecero completare al Londonio giusto in tempo per l’ingresso in città di Ferdinando I re del Lombardo-Veneto. Insomma l’Arco c’era ed è stato tenuto, è cambiata solo la “pace”.

Così a sberleffo dei Francesi, gli Austriaci fecero girare la sestiga di Cavalli di bronzo posizionati sulla sommità dell’Arco affinché voltassero i loro deretani proprio verso la Francia sconfitta. Ma non finisce qui.

Nel 1859 l’Arco, e tutta Milano passarono ai Piemontesi, e da qui un nuovo cambio di interpretazione. Sotto i suoi fornici passarono Napoleone III e Vittorio Emanuele II e così senza cambiare null’altro  vennero solamente  poste un paio di nuove iscrizioni. E così pure i cavalli maleducati rimasero lì così girati di schiena fino ai giorni nostri, a salutare col loro posteriore chiunque arrivasse dal Sempione e dalla Francia.

C’è un altro storico segnale del passaggio degli Austriaci a Milano. Lo si trova ancora su molti palazzi del centro.

Ma questo è un altro post…

IMG_3208

Piazza Missori – il dente cariato di Milano

IMG_6472[1]

Piazza Missori, dedicata proprio a quel Giuseppe nato a Mosca, combattente nelle famose 5 giornate di Milano, partito coi Mille alla volta della Sicilia al seguito del ben più famoso Giuseppe Garibaldi, è da poco tornata alla sua città in una veste rinnovata e restaurata: fiori, spighe,prato, sedute , una nuova pavimentazione…insomma più uno slargo verde che una vera piazza ma sicuramente meglio di prima.

Ma questo non è certo colpa del nuovo restauro, anzi… Purtroppo il cambio di identità della piazza è colpa dei rimaneggiamenti urbanistici dei primi decenni del 900. Tutto inizia a cambiare con l’abbattimento dell’intero quartiere del Bottonuto, che da piazza Duomo si spingeva fino a lì, trovando poi una fine “necessaria” con l’arrivo dell’asse viario via Mazzini-corso Italia tra gli anni 40 e 50. Unica cosa rimasta in piedi è quel rudere in mattoni rossi al centro di via Albricci dalla forma così simpatica da meritare il nome di “dente cariato”.

Mura romane? Vecchie resti di fatiscenti abitazioni? No. Un abside! San Giovanni in Conca. Come ogni piazza anche piazza Missori aveva la sua chiesa: di origini paleocristiane, venne chiamata così per un avvallamento del sito di costruzione. Dal V-VI fino al XX secolo ha subuito numerose trasformazioni: ha visto passare il Barbarossa, è divenuta cappella di palazzo dei Visconti, ha ottenuto un campanile, è passata ai carmelitani, è stata accorciata e pure adeguata al nuovo asse urbano ed infine abbattuta., lasciandoci a vista, solo i resti di quell’abside che tutti chiamano “dente cariato” senza conoscerne i fasti e la santità.

Ma se amate giocare a puzzle non disperate: San Giovanni in Conca la potrete ricostruire in una visita dissociata.

1-Sotto piazza Missori, con ingresso esattamente dietro il “dente” rimane intatta la meravigliosa cripta, unico esempio originale di cripta roma rimasta a Milano!

2-In via Francesco Sforza troverete la facciata ricostruita sul Tempio Valdese.

3-Al Museo Archeologico ecco un mosaico pavimentale del III secolo rinvenuto sotto la cripta.

4-Al museo del Castello troverete invece il monumento funebre di Beatrice Regina della Scala e di Bernabò Visconti che prima erano ospitati proprio in San Giovanni.

Insomma con un po’ di fantasia buona ricostruzione!

Ma sapete invece dove è finita la facciata dell’ormai scomparsa chiesa di San Giovanni alle Case Rotte?

No? Mi spiace. Ma questo è un altro post…

IMG_6471[1]

La Stazione Centrale – Ripartiamo da Re

IMG_5770[1]

Si va, si viene, si sosta, e soprattutto si riparte. E noi, finita l’estate vogliamo ripartire da qui.

Siamo nel 1931 e dopo aver abbattuto la vecchia stazione di Piazza della Repubblica, si inaugura la nuova stazione di testa di Milano: la Stazione Centrale.

Diecimila tonnellate di acciaio e vetro, progettate da Alberto Fava, diventano il tetto del crocevia più vivo, importante e curioso di Milano. Un intrecciarsi di storie, vite, pareri a favore o contrari, arrivi importanti, misteri, stili architettonici e continue innovazioni per restare al passo coi tempi. Ne avremmo per capitoli interi.

Monumentale nella sua immagine art decò mescolata al ben riconoscibile stile fascista, ci saluta con due splendidi cavalli alati simbolo del progresso e dell’industria. Ha accolto inoltre, in una ormai restituita Galleria delle Carrozze, l’inaugurazione da parte di Costanzo Ciano, in mancanza allora del Duce.

Chiesa laica, teatro della vita, piazza coperta, la Centrale ci regala sorprese di ogni tipo: chimere, mosaici, fontane, fregi, aquile, fasci littori, cunicoli, atrii, vecchie sale d’attesa, lampade liberty, un intricato e all’epoca innovativo sistema ferroviario sotterraneo adibito allo scalo merci, e una zona riservata al Re a alla sua famiglia.

La famiglia Savoia aveva un’entrata personale sul lato sud-est, nell’odierna piazza Luigi di Savoia. Li tutto è rimasto fermo nel tempo in perfetto stile anni trenta. La sala delle armi all’ingresso, la fontana, le lampade, lo scalone con la testa di leone per poi proseguire al piano superiore, quello a livello dei binari, con la vera sala d’attesa, una per il Re e una per la Regina ed il suo seguito. Non manca un bagno con passaggio segreto dietro ad uno specchio per poter fuggire. Uscendo dalle porte a vetro si accede ai binari. Tre accessi ad arco interamente decorati  con maioliche dipinte sono ancora li a ricordarci il passaggio del Re. E la in alto nella lunetta dell’arcata centrale si ricorda in modo simbolico l’incontro tra Vittorio Emanuele III e Mussolini. Ma il volto del Duce appare ad oggi ancora cancellato. Si dice che nel 45 a liberazione avvenuta qualcuno l’abbia preso a sassate.

Ma a Milano c’è un altro luogo, impensabile, dove compare un’effige del Duce.

Ma questo è un altro post…

 

A.A.A. Stiamo tornando

IMG_6574[1]

Settembre si avvicina e noi di Milanobliqua stiamo preparando tanti nuovi post per scoprire e riscoprire la nostra città. Tenete gli occhi aperti amici perché non mancheranno le sorprese!

Intanto godiamoci questo estivo, soleggiato e solitario sguardo su Santa Maria delle Grazie.

La Chiesa di Milano dove si trovano le tombe di…

Calma! Aspettiamo settembre per questo post…

Il Mercato Metropolitano – là dove c’era il treno ora c’è… 

Mercato Metropolitano

E’ un po’ il contrario della Via Gluck cantata da Celentano: questa volta, invece di vedere la città che si mangia i prati, succede che, al posto dei binari, si trovano vasi-cassetta da cui spuntano ortaggi di ogni tipo. Una strana declinazione di orto urbano a tratti postmoderna che ci regala uno spazio molto particolare, accogliente e animato a qualunque ora.

Una volta quello era lo scalo merci della stazione di Porta Ticinese. Si chiamava così. Era il varco nelle mura, realizzato a fine ‘800 appositamente per far passare i binari della nuova stazione, a chiamarsi Porta Genova.
Dove ora ci sono le bancarelle dello street food all’aperto, i tavoli e le piante di ortaggi, passavano i binari, già curvando verso ovest. Si nota chiaramente dalla forma dell’edificio, con la banchina, la tettoia e le mille porte da cui le merci che lasciavano i vagoni entravano nel magazzino, al sicuro.

Oggi, camminando in quei vecchi locali, troviamo il mercato vero e proprio e tanti banchi che servono cibo e bevande in perfetto stile eco-friendly-retrò (salvo trovare l’asterisco “prodotto decongelato” se ordini il fritto misto).
Molta scenografia, qualche contraddizione, ma un luogo certamente vivo e stimolante, che merita più di una visita.
Certo, se a un tratto apparisse un vecchio treno a vapore, sarebbe un perfetto scenario steampunk. Non mi dispiacerebbe, in realtà…

Comunque, se stai vagando per il Mercato senza riuscire a decidere dove mangiare, non cercare disperatamente su TripAdvisor: chiedilo al primo che vedi col piatto vuoto. E’ più informato, e magari ci scappano anche quattro chiacchiere…metropolitane!

Parlando mercati urbani vorrei raccontarvi dove si trovavano prima i mercati generali.

Ma questo è un altro post…

No Wi Fi Zone